I 50 anni dello scudetto / L’ex capitano granata ha commentato la stagione 1975/1976: conclusasi con la vittoria dello scudetto

Il capitano del Torino campione d’Italia nella stagione 1975/1976, Claudio Sala, ha ripercorso i principali episodi e i ricordi più significativi legati alla conquista di quello storico Scudetto. L’ex centrocampista granata fu uno dei protagonisti assoluti di quell’annata, distinguendosi per qualità tecniche e visione di gioco, oltre che per i numerosi cross messi al servizio dei cosiddetti “Gemelli del Gol”, la coppia d’attacco formata da Pulici e Graziani.

L’arrivo in panchina di Radice

“Quello Scudetto nasce dal fatto che il Torino sceglie il nuovo allenatore di quell’anno che era Gigi Radice. Un allenatore con il quale io avevo già giocato, perché lui era già stato mio allenatore; tra l’altro, quel primo anno che ha fatto l’allenatore a Monza, ha portato il Monza, che era retrocesso in C, in Serie B. Quindi devo dire che quella è stata veramente la mossa giusta per una squadra che, in effetti, l’anno precedente non aveva fatto granché.

Fabbri si è inventato che io potessi giocare con il 9 e, in effetti, devo dire che ho giocato al Torino col 7, coll’8, col 9, col 10 e coll’11: quindi ho giocato con tutti i cinque numeri dell’attacco e l’unica cosa che mi ha salvato è stata il dribbling, perché il mio dribbling e i miei cross sono quelli che hanno cambiato la mia fortuna”.

La nomina di capitano

“Io col 7, un numero che non avevo mai portato, ed è stata la prima cosa che Radice mi ha detto. Allo stesso tempo mi ha detto che, ‘visto che dobbiamo nominare un capitano, ti do la fascia di capitano e così do ut des’, quindi devo dire che alla fine, tra me e me, pensavo ‘ma questo è impazzito’, voglio dire mi conosce già, sa come gioco, abbiamo vinto con lui quel campionato e mi cambia il numero. Io dell’ala non avevo nessuna prerogativa: non avevo la velocità, ma avevo grande dribbling e grande forza fisica e con questo mi sono salvato. Perché, in effetti, avendo avuto un anno precedente con Fabbri in cui avevamo fatto molto poco allenamento, con l’arrivo di Radice tutto quello che non avevamo fatto l’anno prima lo abbiamo recuperato nell’anno successivo”.

Radice, infatti, era un allenatore che non ti controllava mai.Noi avevamo un allenatore come Giagnoni che veniva a casa a trovarci: eravamo io, Pulici e Castellini e veniva a vedere se eravamo a casa. Gigi Radice non ha mai controllato nessuno, è stato un allenatore forte perché è riuscito a far giocare la squadra come voleva lui. Ha copiato un pochino dall’Olanda, che è sempre arrivata in finale ma non ha mai vinto il campionato, e devo dire che soprattutto per quello lui deve essere orgoglioso perché ha portato questa squadra alla vittoria con tre cambiamenti rispetto all’anno precedente: erano Ezio Sala, Pecci e Caporale, che era stato preso come riserva perché come libero avrebbe dovuto giocare Santin e quindi chiaramente è stata una mossa vincente in difesa, perché ha fatto 30 partite su 30, ha risolto il problema del libero e, dunque, quella squadra era destinata a fare un buon campionato”.

Il siparietto tra Pulici e Radice

“Vedevo sempre Pulici che andava vicino a Radice prima di andare in campo e con la fronte si davano testatee voltandosi verso Pulici gli chiedeva: “Ma chi è che aveva la testa più dura tu o lui? E’ una bella lotta…” e il centravanti risponde: “Io, io avevo la testa più dura!”.

Gli allenamenti di Radice

Sala ha poi continuato dicendo: “Poi piano piano le cose si guastano, questa squadra diventa sempre meno importante, però io dico sempre: “Radice prendetelo sempre al primo anno”: al primo anno da allenatore del Monza è passato dalla C alla B, primo anno che viene a Torino vince lo Scudetto, ritorna a Torino dopo e arriva 2°, senza contare le volte in cui è arrivato 5° o 6°. Ma con la regola attuale della Uefa saremmo comunque rimasti in zona Europa per tutto il periodo Radice. E quindi è chiaro che qualche ragazzo ha sofferto nel senso di fare l’allenamento, per esempio eravamo due che facevano fatica: io preferivo giocare a pallone anziché fare allenamento. Caporale era uno come me, non aveva voglia di fare niente, però è stato un fatto di diventare forti e quindi siamo stati praticamente una squadra che finalmente è riuscita a riportare uno Scudetto a Torino”.

Claudio Sala, ex giocatore del Torino.
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ultimo aggiornamento: 14-05-2026


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